Bio

Nato a Napoli nel 1962, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e espone dal 1989.
Ha realizzato numerose mostre in spazi pubblici e privati tra le quali: Casa Italiana Zerilli-Marimò, New York (1991); Università Federico II, Napoli (1997); Palazzo Reale, Napoli (1998); XII Biennale di Architettura, Venezia (2010); Palazzo Mochi-Zamperoli, Cagli (2010); Castello di Rivara (2011, 2013, 2015); Spazio Mercuria, Dubai (2013); Fiera Ostrale, Dresda (2014); Fondazione Telethon, Centro Olivetti, Napoli (2015). Ha realizzato installazioni permanenti in spazi privati a Napoli (1998, 2003), Roma (2003, 2005), Berlino (2010), Milano (2010, 2013) Torino (2015). Opere di Oreste Casalini sono presenti in collezioni private a Roma, Milano, Napoli, Londra, Berlino, New York, Seattle, Dublino, Dubai, Mumbai, Tokio.

La sua opera si colloca a pieno titolo nella migliore tradizione delle avanguardie artistiche che dagli anni trenta in poi hanno sempre saputo affiancare con esiti magistrali l’espressione architettonica con quella artistica. Essa rappresenta un “monumentale” raggiungimento di percorsi di ricerca segnati da una propensione naturale verso una pittura caratterizzata da veri e propri archetipi figurativi. Una fondamentale vocazione al disegno è alla base del suo percorso artistico, un disegno costruttivo, tridimensionale, sempre teso a definire una forma a tutto tondo, in una sintesi originale tra valori tradizionali e realtà contemporanea. Un percorso di scoperta continua di tecniche e soluzioni che è andato a configurare uno scenario originale dove memorie, oggetti e figure convivono in una ricercata compenetrazione tra le parti, con la prorompente sottolineatura di alcuni elementi che da quell’universo si staccano, fino ad assumere un significato assoluto. Una sintesi originale, colta e potente, definita da un gesto che non conosce indecisione ma costruisce ampio, continuo, direttamente col colore o semplicemente con le variazioni di luce e ombra della scultura. Una essenzialità cromatica che tende a ricomprendere nella totalità le monadi di segni separati, così che il risultato non sia lo spiazzamento reciproco delle singole parti ma piuttosto un loro rivelarsi in una non convenzionale armonia.